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I dammusi: Le abitazioni tipiche di Lampedusa

I dammusi: Le abitazioni tipiche di Lampedusa

I dammusi: Le abitazioni tipiche di Lampedusa

Scorci di vita isolana in simbiosi con la natura, in una Lampedusa che fu
Tratto da l’IsolaBella Anno X – Speciale BIT 2019
A cura di Michele Niosi

Il dammuso è un’abitazione tipica dell’area mediterranea, soprattutto delle località costiere e insulari, forse derivato dai modelli architettonici delle coste berbere, comunque progettato ed edificato con modalità tali da ottenere il massimo rendimento in relazione alle condizioni ambientali e geo-climatiche del bacino del Mediterraneo.

L’etimologia del nome “dammuso” trae origine da diversi linguaggi (latino “domus” o arabo “dammus”), ma non possiamo dimenticare il termine “mdamnes”, che indica costruire a volta.
La costruzione tradizionale era priva di fondamenta e si dipartiva da due filari in pietra con una camera d’aria, profondi anche un metro e mezzo, con una copertura a cupola, che ne favoriva due aspetti importanti: l’isolamento termico e il convoglio dell’acqua piovana. Il tetto a cupola, infatti, permette all’aria calda di condensarsi nella concavità interiore, lasciando fresca la parte bassa del locale, mentre la forma dei tetti a cupola canalizza l’acqua verso le sempre presenti cisterne di raccolta.

Armonicamente integrato con l’ambiente esterno, tanto da essere additato a precursore dei nuovi esempi di architettura sostenibile, in quanto le pietre utilizzate per la costruzione, cavate direttamente dal terreno per renderlo coltivabile, erano a vista, questo elementare complesso abitativo era composto da: forno, stalla, aia, stenditoio, “passiaturi” e “u jardinu” concentrico a un trilocale costituito da sala, cammarino e alcova. In tale abitazione gli animali domestici (asino, mulo, pecora etc.) erano parte integrante della famiglia, quindi, secondo la mole, gli era destinato uno spazio di dimensioni appropriate.

L’aia, di forma circolare, aveva un diametro di circa 5 metri e veniva usata per spaiare il grano, l’avena e l’orzo. Vi era anche un essiccatoio per uva, fichi e pomodori; questi era un muro, volto appositamente a Sud, con un piano lievemente inclinato.
Anche il “verde decorativo” non era trascurato, infatti, nel giardino troneggiavano limoni, cedri e aranci, e altre piante da frutto tipicamente mediterranee, a protezione delle quali, talvolta venivano addirittura elevati veri e propri muri di cinta.

Questa tipica abitazione si diffuse sull’isola di Lampedusa come manufatto al servizio delle attività agricole nella seconda metà del XIX secolo, dopo la colonizzazione dell’isola da parte di Ferdinando II di Borbone ed è stata recentemente rivalutata quale unità abitativa turistica.
Per ritrovarne le antiche fattezze oggi possiamo visitare il più antico dammuso lampedusano risalente all’anno 1870 circa: Casa Teresa. Situata in Contrada Ponente, è composta da una serie di ambienti (
kammara, makasenu, pagghiarola, cucina e furnu) non collegati internamente e disimpegnati all’esterno dal “passiaturi” coperto dalla tradizionale pinnata, con un supporto di altri spazi produttivi (stadda, jardinu, parmentu, aria e mannara). Nel suo allestimento museale, Casa Teresa rappresenta oggi un tassello importante nell’opera di salvaguardia delle tradizioni storico culturali dell’Isola di Lampedusa.

I dammusi sono edifici tipici delle isole Pelagie, e caratterizzano il territorio con la loro sagoma e con le soluzioni edilizie che rispecchiano le attività, la cultura e molti aspetti della società pelagica e mediterranea costituendo una notevole testimonianza d’integrazione con il paesaggio circostante.

  • Foto di Tommaso Sparma, Luca Siragusa, Archivio Storico Lampedusa

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By |2019-12-08T13:18:07+02:001 Aprile 2019|Categories: Blog|Tags: |0 Comments

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