Il Periodico di Informazione turistica sulle Isole Pelagie: Lampedusa, Linosa e Lampione

Il Patrimonio Rurale dell’isola di Lampedusa

Il Patrimonio Rurale dell’isola di Lampedusa

Il Patrimonio Rurale dell’isola di Lampedusa

Alla scoperta di pezzi di storia dell’isola, divenuti parte integrante del territorio 
Tratto da l’IsolaBella Anno XI – Inverno 2020 
A cura di Maria Antonietta Giardina, architetto

Il patrimonio rurale è l’elemento antropico più interessante e diffuso nel paesaggio lampedusano.

Caratteristica principale del territorio dell’isola è la suddivisione degli appezzamenti di terreno, che i coloni ricevettero dal governo borbonico, con muretti a secco che servivano sia per dividere la proprietà ma anche per liberare il fondo agricolo dal ricco pietrame, che rendeva difficile e operoso il lavoro del contadino. I muretti a secco avevano altresì una specifica funzione, quella di riparare il coltivato dai venti impetuosi, a tal fine una stessa proprietà risulta ulteriormente frazionata in appezzamenti più piccoli, le cosiddette “lenze”. Importante funzione di frangivento era affidata anche ai filari dei fichidindia disposti lungo i muretti perimetrali che assolvevano contemporaneamente il compito di cibaria per gli animali. La tipica costruzione rurale che si incornicia nel paesaggio di Lampedusa è il dammuso, un manufatto che ha origine dopo che l’isola fu eretta a colonia dal sovrano borbonico Ferdinando II, il 22 settembre 1843. 

Essi rappresentano magnifiche testimonianze di unione delle comunità umane con la vocazione naturale dei luoghi; sono l’esaltazione dell’ingegno dell’uomo di trasformare la semplice materia in creazioni artificiali uniche e fortemente connesse con l’ambiente. La mancanza di fonti storiche o di studi odierni ci obbliga per la conoscenza a condurre la ricerca con lo spirito dell’archeologo per portare alla luce aspetti legati alla vita quotidiana, ai materiali e alle tecniche e testimoniare così un popolo che utilizzando risorse povere ha saputo creare un unicum edilizio di notevole qualità. 

Dall’arabo dammus che si rifisce alla copertura dell’abitazione, il termine sta ad indicare tutto il manufatto. E’ una costruzione che ipotizziamo derivi da Pantelleria, isola alla quale Lampedusa era a stretto contatto sin dal 1846 per importare carni bovina ed altri generi alimentari. Le sue caratteristiche architettoniche più salienti sono la sua struttura cubica, realizzata interamente a secco, senza l’uso di nessun legante, e la copertura a cupola. 

I dammusi vengono eretti per la necessità del contadino di custodire il fondo agricolo e gli animali, beni più preziosi per l’unico sostentamento della famiglia. La sua posizione è tale da arrecare il meno disturbo possibile al coltivato.

La scarsità di risorse organiche come il legno e l’incidenza dei costi di trasporto dalla Sicilia hanno fatto sì che anche per il dammuso venisse adoperato come materiale da costruzione quello di cui l’isola era più ricca, la pietra calcarea. Queste condizioni e necessità abitative hanno dato vita ad una costruzione con piccoli ambienti e con spessi muri perimetrali su cui poggia la volta della copertura costruita anch’essa con materiale lapideo. L’analisi di tutti i dammusi presenti sull’isola ci porta attraverso differenze e analogie a comprendere la complessità della tipologia e il perché di determinate scelte progettuali motivate tutte da una specifica funzione.

I resti di un complesso di dammusi ben integrati nel territorio, sulla Strada di Ponente

Tipologicamente i dammusi si possono classificare in base alle loro funzioni: semplice deposito attrezzi o ricovero per animali, abitazione stagionale o permanente. In base alla sua funzione aumenta la sua complessità tipologica. Il dammuso come ricovero è costituito da un mono-ambiente e può avere forma quadrata o rettangolare, con un solo vano di accesso; accanto è sempre presente la cisterna che raccoglie l’acqua piovana e in alcuni casi un altro ambiente adibito a stalla o a cucina. Il dammuso come abitazione stagionale era utilizzato dal contadino e dalla sua famiglia durante il periodo della raccolta del seminato e per la vendemmia. Questa tipologia che riscontriamo in numerosi esempi è composta principalmente da un vano principale, solitamente rettangolare e comunicante con esso due ambienti più piccoli; l’alcova riservata ai coniugi è separata dall’ambiente principale con una tenda e il “cammarino” un ambiente più piccolo che era la camera da letto dei figli. La cucina è sempre indipendente e aveva l’accesso dal terrazzo che accoglieva muretti usati come sedili, “bisolì” e utilizzati dalla famiglia nelle sere d’estate e dal contadino quando al tramonto tornava dai campi e lì si sedeva per sfilarsi gli stivali. Nelle immediate vicinanze troviamo la cisterna, scavata nella roccia e coibentata con intonaci di calce. 

Il dammuso a carattere permanente è molto più complesso perché si arricchisce di altre appendici che lo rendono più articolato; l’aia per la trebbiatura; il magazzino, “macasenu”, per conservare i prodotti agricoli; la stalla per l’asino, compagno inseparabile del contadino che lo aiutava nei campi, nel trasporto di merce pesante e per gli spostamenti; le stalle per il ricovero degli animali; il forno per la panificazione; il “parmentu” per la vinificazione; il giardino di forma circolare o rettangolare, costruito con muri di pietra a secco alti più di due metri, dove all’interno riparati dal vento venivano coltivati gli alberi più delicati, in genere gli agrumi.

Tutti gli ingressi ai dammusi sono architravati con tipologie costruttive di varia natura; inoltre l’accesso è posizionato in modo da opporsi ai forti venti dominanti cui l’isola è sottoposta. La copertura a cupola esternamente veniva rivestita di malta di calce per assicurare l’impermeabilizzazione degli ambienti principali e per asservire a raccolta dell’acqua piovana, che attraverso pendenze e scanalature veniva convogliata nella cisterna.

Emblemi incontrastati della conquista del territorio pelagico da parte dei coloni, oggi i dammusi rappresentano una peculiarità del territorio dell’isola e potrebbero entrare a far parte di una progettazione per la riqualificazione dei percorsi naturalistici nell’entroterra isolano. Il quadro così articolato fornirebbe al visitatore percorsi che vedono il susseguirsi di scenari che mostrano i valloni, i paesaggi desertificati, il parco regionale, il paesaggio agrario con i muretti a secco e come nodi di congiunzione, i dammusi che rappresentano una perfetta implementazione con le potenzialità naturali.

  • Foto di Tommaso Sparma, Luca Siragusa

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By |2020-03-08T10:36:13+02:008 Marzo 2020|Categories: Blog|Tags: |0 Comments

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